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sabato 30 novembre 2013

BEZZECCA, UN PO' DI STORIA

un po' di storia:

BEZZECCA
Enciclopedia Italiana (1930)
di Li. B., C. Ce.
BEZZECCA (A. T., 24-25-26). - Comune della provincia di Trento. Il centro capoluogo è situato alla confluenza della Valle dei Concei con la Valle di Ledro, a 698 m. s. m., in un bacino coperto di materiali morenici. È costituito da un aggruppamento di case, tutte nuove, bianche e simmetriche, costruite sulle rovine del vecchio villaggio distrutto completamente durante la guerra. Il movimento demografico fu molto lento; nel decennio 1900-1910 ci fu addirittura una notevole diminuzione di popolazione: 522 ab. nel 1900, 478 ab. nel 1910, 534 ab. nel 1921. Con l'aggregazione al comune di Bezzecca dei vicini comuni di Enguiso, Lenzumo, Locca, Pieve di Ledro, la popolazione di B. è salita a 1508 abitanti. La popolazione è per la massima parte agricola e vive dei prodotti dell'agricoltura e dell'allevamento. Da ricordarsi è la fabbrica di prodotti magnesiaci a occidente del villaggio, nella valle dei Molini. Il territorio comunale è per gran parte montuoso e coperto di bei boschi. Il fondo valle invece è verde di prati e di frutteti, frammischiati a campi di cereali e di patate. Bezzecca è località famosa nella storia del Risorgimento, oltre che per la battaglia (v. oltre), per l'"Obbedisco" pronunciatovi da Garibaldi il 9 agosto di quello stesso anno. Nel modesto cimitero del vicino colle di S. Stefano riposano insieme i resti dei numerosi garibaldini quivi caduti nel 1866 e le salme di molti eroi uccisi in questa zona nell'ultima guerra. Una buona carrozzabile unisce Bezzecca a Riva.
La battaglia di Bezzecca (21 luglio 1866). - Le alture che dominano il paese di Bezzecca erano state occupate tra il 19 e il 20 maggio da una colonna austriaca, composta di cacciatori "Imperatore" e del reggimento "Sassonia", con 4 pezzi, in tutto 1900 uomini, con l'ordine di scendere da Lenzumo su Bezzecca. Nella stessa giornata del 20 il generale Haug, comandante una brigata di volontarî di Garibaldi, era giunto in quello stesso paese con la sua avanguardia (1° battaglione del 5° reggimento). Avuta notizia della presenza del nemico, chiamò subito gli altri tre battaglioni dello stesso reggimento e quattro compagnie del 7°, facendo, nella sera, occupare posizione difensive a nord del paese.
Se non che, il maggiore Martinelli, comandante il 4° battaglione, ritenendosi troppo dominato e volendo farsi un'idea più esatta delle forze austriache che aveva di fronte, si spinse nella notte fino a Monte Saval, ma appena spuntata l'alba fu accolto da così violento fuoco di fucileria che, dopo gravi perdite, dovette ritirarsi, inseguito dai cacciatori austriaci, già padroni di Locca.
Il colonnello Chiassi, spiegato il suo reggimento, assunse allora la direzione della prima linea, occupò il cimitero di Locca e resistette per oltre due ore nella speranza di essere coadiuvato dal 9° reggimento (Menotti Garibaldi), chiamato d'urgenza per attaccare gli Austriaci sulla loro sinistra. A questa tenace difesa concorreva inoltre eroicamente la batteria Oliveri. Stremato di forze, di fronte al poderoso attacco nemico, il 5° volontarî, perduto il suo comandante, colpito a morte da una palla nemica, era costretto esso pure a ripiegare sotto la protezione dei battaglioni del 9° e del battaglione Tanara del 6° reggimento, allora sopraggiunti. Alle ore 10 Bezzecca era in potere degli Austriaci.
Ripresa l'offensiva, Garibaldi col 9° reggimento, con alcune compagnie del 2°, e particolarmente con l'aiuto della brigata di artiglieria del maggiore Dogliotti, cominciò a fulminare il paese, mentre una colonna d'attacco preceduta dalle guide al comando del maggiore Canzio, irrompeva alla baionetta in Bezzecca. Gli Austriaci sorpresi dalla violenza di questo contrattacco abbandonavano il paese, e inseguiti fino a Locca riprendevano le loro posizioni a Lenzumo.
Le perdite italiane furono di 121 morti, fra cui 6 ufficiali, 451 feriti e 1070 prigionieri; quelle degli Austriaci di 25 morti, 82 feriti e un centinaio di prigionieri.


mercoledì 27 novembre 2013

A.P.S.P Bezzecca

dal sito A.P.S.P di Bezzecca:

L'attuale Azienda Pubblica di Servizi alla Persona Giacomo Cis di Ledro, istituita ai sensi della Legge Regionale 21 settembre 2005 n° 7 quale un ente di diritto pubblico senza finalità di lucro, con propria autonomia statutaria, regolamentare, patrimoniale, contabile, gestionale e tecnica, rinviene le proprie origini da un Ospedale - Ricovero istituito come ente morale in Bezzecca nel palazzo del Beneficio Cis, con il nome di Ospedale - Ricovero Giacomo Cis.
Detto Ospedale era stato istituito a seguito delle disposizioni date dal Comando della I° Armata del Regio Esercito Italiano con quattro distinti atti, ossia: 15 agosto 1919 n. 46025 di prot. Oper., dalla Volontà dei Comuni e dei Sanitari della Valle di Ledro ad opera ed aiuto della Intendenza Sanitaria Militare e per essa dal Capitano dott. Ferrari, dalla successiva munificenza del Signor Angelo Capolini fu Bernardo di Bezzecca e dalla Signora Elisa Zecchini fu Agostino di Brescia, con l'appoggio del Beneficio G.Cis e con il plauso di Sua eccellenza il Commissario Generale per la Venezia Tridentina Conte Pecori Giraldi e di Sua A. il Principe Vescovo di Trento Mons. Celestino Endrici.

E' stato giuridicamente riconosciuto a termini della legge 15 novembre 1867 n. 134 B.L.I. con visto d'approvazione in data 9 giugno 1922 dal cessato Commissariato Generale Civile per la Venezia Tridentina e, successivamente, fu considerato istituzione pubblica di beneficenza ai sensi della legge 17 luglio 1890 n. 6972, in forza dell'art. 4 del R.D. 22 aprile 1923 n. 982.
La situazione giuridica e patrimoniale si è sostanzialmente modificata nel tempo e in particolare dalla data di approvazione del precedente statuto 30.09.1941.
Con l'approvazione dei Capi Famiglia il beneficio G.Cis con atto di donazione unilaterale 03.12.1974, rogito notaio Dal Rì di Rovereto, provvedeva a donare all'Ente Infermeria Ricovero G.Cis lo stabile p.ed. 15 con annesso cortile e la p.f. 6/6 prato, in Bezzecca.
A seguito di ciò potevano essere eseguiti i primi lavori di ristrutturazione del fabbricato con l'utilizzo dei fondi relativi all'introito della vendita ex fabbricato Capolini p.f. 395/3 in C.C. di Bezzecca e con i finanziamenti previsti dalle leggi provinciali.
In seguito il predetto beneficio Cis vendeva all'Ente Ricovero Infermeria la restante proprietà esistente nella zona dell'Infermeria Ricovero.
Negli ultimi anni l'edificio è stato completamente ristrutturato per rispondere ai bisogni degli anziani non autosufficienti ed è tutt'ora in atto una fase di costante adeguamento.


giovedì 31 ottobre 2013

Garibaldi, la battaglia di Bezzecca

a proposito di Garibaldi e la battaglia di Bezzecca:
da "Leonardo,crolologia e storia"



Il corpo di GARIBALDI, rinforzato da una divisione, avrebbe compiuto la conquista del Trentino, e l'ammiraglio PERSANO se entro otto giorni non attaccava la flotta nemica, sarebbe stato sostituito; e il Duca di Mignano avrebbe formato presso Reggio e comandato un corpo di riserva della forza di tre divisioni.
Garibaldi, che già il 24 giugno aveva occupato monte Suello e il ponte del Caffaro, ricevuto l'ordine di ritirarsi, aveva la sera del 25, sgombrato la zona del lago d'Idro e aveva disposto le sue truppe sui contrafforti tra i poggi del Castiglione e l'estrema punta occidentale del Garda; ma il 1° luglio, lasciati tre reggimenti tra Salò e Lonato e spostate le truppe in Valcamonica, aveva ripreso la marcia verso la frontiera trentina.
Il 3 luglio GARIBALDI assalì la forte posizione di Monte Suello, che gli Austriaci difesero molto bene, ma, minacciati di aggiramento, lo abbandonarono durante la notte. Garibaldi, ferito alla coscia, dovette ritirarsi lasciando il comando al CORTE.
Il 4 luglio ci fu un furioso combattimento a Vezza D'Oglio, dove trovò la morte fra gli altri l'eroico CASTELLINI, comandante del 2° battaglione Bersaglieri, e quel giorno stesso i volontari occuparono Bagolino e il Caffaro, quindi Lodrone e Darzo e infine Ponte di Darzo e Storo dove Garibaldi pose il Quartiere Generale. Seguirono alcuni giorni di scaramucce.
Il 16 luglio, la brigata garibaldina del NICOTERA, spintasi a Cimego, fu assalita dalle truppe del generale KUHN e, trovatasi in posizione svantaggiosa, dopo una violenta resistenza, in cui perse la vita il maggiore AGOSTINO LOMBARDI, dovette ripiegare su Condino, dove, spalleggiata da rinforzi sopraggiunti da Storo e da Darzo e dalla presenza di Garibaldi, riuscì ancora a fermare l'offensiva.
Intanto un'altra colonna austriaca proveniente dalla val di Ledro, inoltratasi per le balze del Gioiro fino alla Chiesetta di S. Lorenzo aveva cominciato a bersagliare la strada di Condino e un suo distaccamento, inerpicatosi su Rocca Pagana batteva le vie di Storo e perfino il Quartiere generale garibaldino. "Il momento era critico: per fortuna Garibaldi era là; una mezza batteria opportunamente appostata e validamente sostenuta da alcune compagnie del 9° reggimento arresta la colonna di San Lorenzo; un'altra colonna di volontari del 7° avanza a cerchio contro Rocca Pagana e ne respinge gli occupanti; finché dopo alcune ore di contrasto, il nemico che di fronte aveva guadagnato appena pochi palmi di terreno al di qua di Cimego, visto il fallimento del premeditato aggiramento, udita la notizia che pure la brigata Hóffern, attardatasi, era stata perfino meno fortunata delle altre, comandò la ritirata su tutta la linea (Guerzoni)".
Il 17 luglio, i volontari, dopo un combattimento a Pieve di Ledro avanzarono in val di Ledro, il 18 si scontrarono con il nemico a monte Notta; il 19 il forte austriaco d'Ampola, contro cui operava fin dal 15 la 1a brigata sotto la direzione del maggiore d'artiglieria DOGLIOTTI, si arrese e il 21 luglio ebbe luogo la più importante azione della campagna garibaldina del Trentino che, dal luogo dove fu combattuta, prese il nome di BATTAGLIA di BEZZECCA.
Due colonne austriache dovevano operare quel giorno; una comandata dal KAIM, scendendo dalle Giudicarie, avrebbe attaccato la sinistra e il centro garibaldino, l'altra agli ordini del MONTLUISANT, piombando attraverso la val Concei fra Tiarno e Bezzecca, doveva sfondare la destra e, convergendo su Ampola e Storo, aiutare la prima e insieme schiacciare il nemico.
L'attacco riuscì imprevisto ai Garibaldini. Il 5° reggimento Chiassi che era a Locea e aveva un battaglione in avanguardia a Lenzumo, colto di sorpresa, dopo una violento scontro ripiegò su Bezzecca, dove si difese disperatamente contro il nemico più numeroso che attaccava da tutte le parti. Numerosi i morti e i feriti fra i volontari. Lo stesso colonnello CHIANI, mentre con un manipolo dei suoi tentava di arginare il nemico irrompente, fu colpito mortalmente da una palla austriaca.
Arrivava in quel momento in carrozza, a causa della ferita toccata a Monte Suello, GARIBALDI, il quale intuita più che vista la situazione, impartì immediatamente precisi ordini:
"MENOTTI con quanto lei ha sottomano del 9° reggimento piombi da Tiarno sulla destra del nemico. Colonnello SPINAZZI lei sbocchi da Molina e lo avvolga per la destra; il 7° reggimento e i resti del 5° e dei Bersaglieri si lancino di fronte, e tutti insieme riprendano ad ogni costo Bezzecca, chiave della posizione e premio della vittoria".
MENOTTI, impedito dai sentieri quasi impraticabili, tardò a comparire in linea; SPINAZZI, o ricevette tardi o fraintese l'ordine, non comparve neppure. Gli Austriaci nel frattempo non solo si sono resi padroni incontrastati di Bezzecca, ma già compaiono fuori del villaggio, già pongono sulle alture circostanti le artiglierie e si preparano al terzo e finale attacco contro l'estrema linea garibaldina.
Per i volontari di Garibaldi, la situazione divenne critica: la strada di Tiarno era tempestata dai proiettili nemici, e lo stesso Garibaldi muovendosi in carrozza era il più visibile e il più cercato bersaglio.
Le palle sibilano, rimbalzano, avvolgono la sua carrozza nella polvere, uno dei cavalli è ferito, una delle sue guide a cavallo, GIANNINI, colpito anche lui muore all'istante; la sua scorta CAIROLI, ALBANESE, DAMIANI, MICELI, CARIOLATO, CIVININI gli fanno scudo con i loro corpi, tentano di strapparlo da quel posto mortale, salvare lui, e se non è possibile, almeno salvar la propria pelle e la giornata.
Ma Garibaldi ha sul volto la calma delle tragiche soluzioni, poi indica Bezzecca: "Là si vince o si muore". Sordo ai consigli, insensibile al pericolo, tutto assorto nelle strategia che il delicato momento richiedeva, grida ordini e fa avanzare di corsa la batteria di riserva, poi ordina al maggiore DOGLIATTI, eroico e sprezzante del pericolo quel giorno, di convergere i suoi fuochi principalmente su Bezzecca, additandogli con un colpo d'occhio magistrale la posizione più felice all'appostamento dei pezzi; su una piccola altura a monte, prima del paese.
"Però, per arrivarci, mi ci vorrà più di mezz'ora !" grida il bravo Dogliotti .... "Fate più presto possibile" esclama Garibaldi, mi troverete qui vivo o morto".
E se Dogliotti non avrebbe fatto presto, la seconda ipotesi era quasi una certezza.
Dogliotti si muove in un baleno, e le otto bocche da fuoco stupendamente dirette producono subito il loro terribile effetto; il nemico folgorato prima di Bezzecca, ributtato sulla via dagli uomini del 7° reggimento, ben presto colti pure di fianco dal 9° reggimento, è costretto ad arrestarsi, a ripiegare all'interno di Bezzecca e a prepararsi a sua volta alla difesa. E stanarli sarebbe stato difficile.
Aveva ragione Garibaldi. Bisognava prendere Bezzecca, del resto l'artiglieria del Dogliotti rappresentava una copertura, quindi per prenderla bisognava andarci con la baionetta. Ed è questo l'ultimo episodio, l'ultimo sforzo della battaglia, l'ultimo comando della giornata.
MENOTTI, CANZIO, RICCIOTTI, BEDESCHINI, RIZZI, MOSTO, ANTONGINI, PELLIZZARI, improvvisata una falange con i più volenterosi di tutti i corpi; la soluzione è la più disperata: quella di lanciarsi tutti insieme, intanto che il cannone del Dogliotti manda in fiamme Bezzecca, a testa bassa, al passo di corsa, chi al grido di Garibaldi, chi d'Italia, oppure in silenzio pensando a ciò che lo aspettava, piombano sul villaggio, in una lotta a corpo a corpo con gli ultimi difensori, o a inseguirli con la baionetta alle reni fino oltre Enguiso e Lenzumo, alle falde del monte Pichea da dove erano discesi.
E poiché nello stesso momento anche la colonna KAIM, stava scendendo in val di Chiese, trovò i Garibaldini a riceverla, e dopo un breve scontro fu respinta su tutti i punti.
Così la vittoria del 21 luglio! facile a Condino, contrastata e sanguinosa a Bezzecca fu compiuta su tutta la linea". (Questa è una sintesi narrata dal Guerzoni).
Quello di Bezzecca fu l'ultimo combattimento di Garibaldi nel Trentino.